domenica 4 marzo 2018

postilla note a circolazione del plusvalore-schemi della riproduzione



Rileggendo gli appunti scritti su Questioni dell’ Economia  Marxista ci si avvede che in questi si è lasciato spazio ad equivoci. Ciò non per mancanza di determinazione a ripetere la teoria marxista,  ma perché le energie per un  controllo meticoloso con i nostri testi sono ridotte in un vecchio compagno disperso. Dovranno  fare meglio fresche energie , operanti in un organico ambiente cooperativo di compagni, esente da abbrutimento per attivismo e volontarismo e da meschinità per personalismi.
Dei chiarimenti necessari  ad evitare equivoci ne vediamo due : I  Le due classi, borghesia e proletariato ;  II Circuiti monetari e riproduzione reale. Allo stesso scopo rileggiamo il  “Ciclo del capitale merce”,  L II.

 I - Borghesia  e proletariato
In relazione ai grafi di quello scritto,  va messo in chiaro che la riproduzione della classe operaia è quella del proletariato.
Il proletariato è necessario per l’esistenza  e la riproduzione dell’ esercito industriale attivo (EIA)  nel processo lavorativo e di valorizzazione capitalistico. Di qui viene la necessità di correggere un particolare dei grafi del precedente scritto. In quei grafi abbiamo indicato  tre insiemi di funzioni necessarie nella riproduzione del capitale sociale complessivo : proprietà P, imprese  industriali pure I ( senza proprietà , sfera circolazione compresa), lavoro salariato S. Proprio questo Simbolo può portare a pensare, in errore, che questo polo rappresenti solo i salariati attivi, in modo discreto, ossia in quel ciclo isolato che si esamina. Questo polo deve rappresentare , nel fluire continuo dei cicli, tutta la classe proletaria, in tutta la sua composizione, attiva e non attiva . Il proletariato tutto,  nelle sue diverse sfumature è sia  prodotto necessario, sia condizione necessaria  dell’accumulazione capitalista. ( Confronta il capitolo  XXIII L. I   “La legge generale dell’accumulazione capitalistica” e lo scritto  P.C. Int. “Marxismo e miseria”).
In tutta la scienza economica marxista, a partire dal “Manifesto”,  le “grandi classi  opposte” son due : borghesia e proletariato.

 Le mezze classi - Nel  Manifesto venivano  individuate le due fondamentali classi opposte ; sono opposte,  perché una ha il compito di conservare il capitalismo, l’altra ha l’interesse storico di fare passare l’umanità  alla società superiore senza classi ; le mezze classi non hanno un compito proprio per un tipo di società proprio. Per studiare questa evoluzione  il marxismo formula un modello o schema della società capitalistica, con lo scopo definito di descrivere la demente accumulazione di capitale e di individuare le classi fondamentali determinanti nella lotta politica nell’epoca della rivoluzione sociale. Per questo preciso scopo il modello può conglobare in un'unica classe  (borghesia, classe passiva) capitalisti  imprenditori  attivi e proprietari fondiari e monetari. Questa classe è opposta alla classe operaia (classe attiva che il proletariato riproduce  nel corso del capitalismo). Per fare questo schema  come base per la teoria non si tiene conto di presenze non pertinenti allo scopo del modello ; si prescinde  dalla esistenza reale di altri gruppi sociali, le classi spurie . Ossia consideriamo  lo schema di una formazione sociale in cui la produzione è puramente capitalistica, quindi con classi sociali pure. Con questa semplificazione facciamo astrazione dall’influenza di queste classi spurie sulla forma del ciclo delle crisi. Queste classi  hanno carattere misto e funzioni che sono composte con pizzichi di quelle definite nel modello e negli schemi a due classi ( capitale, proprietà, lavoro salariato dello stesso proprietario) ; sono funzioni condannate a une esistenza  stazionaria  dalla bassa produttività  di un lavoro individuale e da una dimensione parcellare della proprietà.
Il modello schema a due classi è quello che abbiamo negli schemi della riproduzione del capitale che presentano un conto economico a due classi ; in essi la rendita,  che va ai proprietari fondiari, è compresa  nel plus valore prodotto dai lavoratori nelle imprese del capitale, poi appropriato dalla proprietà delle imprese e solo dopo ripartito (guadagno d’impresa, rendita fondiaria, interesse). In questo modello  i redditi primari (v,pv) sono prima reali , in un tutto  di prodotto di valore, indiviso che è il valore aggiunto ; poi i redditi sono monetari, in quanto la distribuzione segue la produzione.  Sono due redditi sociali complessivi ( v e pv ) ; primari perché  solo da questi derivano  tutti gli altri    redditi. E una classificazione binaria dei redditi (primari, derivati) che anche tutte le contabilità nazionali borghesi a malincuore e di soppiatto, devono adottare, per non fare chiacchiere ridicole su fonti dei redditi e costrette dal fatto che la somma dei redditi è uguale al valore aggiunto sociale complessivo. La somma dei redditi non è modificata dall’intervento redistributivo dello Stato.
I grafi di quello scritto in quanto cercano di illustrare il movimento ciclico continuo della riproduzione del capitale devono riportare i tre insiemi di funzioni fondamentali  svolte dalle due classi nel processo (proprietà e capitale della borghesia da una parte e lavoro salariato del proletariato). I grafi, per quanto riguarda le linee orientate dei flussi quantitativi di valori merce (f l compresa) e moneta si riferiscono, nella schematizzazione a tempo discreto, a un dato, isolato ciclo annuale solare, le cifre non sono flussi ma i risultati dei flussi in un anno. Per tanto ci sembra che un scelta migliore dei simboli degli insiemi dei grafi, per una rappresentazione del processo nel tempo continuo, deve essere P, I e CP, rispettivamente proprietà, capitale (imprese pure senza proprietà) e classe proletaria.

Forza lavoro, valore e valore d’uso   Il lavoro svolto in un ciclo annuale è quello dell’esercito industriale attivo (EIA) ; questo esercito è uno dei reparti del proletariato. Il lavoro è lavoro necessario  Ln + plus lavoro pL ; questi due lavori,  nella corrispondenza biunivoca fra lavori e valori delle merci prodotte, si rappresentano rispettivamente nei valori v e pv del prodotto di valore annuale ; quindi pv/v = pL/Ln. Il valore d’uso della forza lavoro, utilizzato dal capitale è quello fornito dal EIA ; il valore  o valore di scambio della forza lavoro è quello dato dal lavoro Ln necessario  : 1) alla conservazione di tutto il proletariato ; 2) alla esistenza del EIA ; 3) alla permanenza del capitalismo.
La conservazione del proletariato riguarda tutti i suoi reparti : proletari attivi, non attivi, temporaneamente attivi, tutte le sue diverse fasce di età ( fanciulli, adulti, vecchi a riposo ), poi malati, infortunati ; ossia  conservazione e riproduzione riguardano anche  tutte le forme differenti di esistenza della sovrappopolazione  operaia relativa, compreso il pauperismo.
La questione cresce d’importanza quanto più crescono i fenomeni ineluttabili di invecchiamento e di allungamento della vita media della popolazione proletaria nei vecchi capitalismi e nel capitalismo mondiale che invecchia

Elementi di riflessione    1) un compagno militante comunista rivoluzionario vedeva con la mente e con il cuore  la classe per cui lottava come fatta dei morti, dei vivi, dei nascituri : una sommatoria integrale, una  funzione  nel “filo del tempo” dell’ epoca capitalistica ;  quindi non un dato unico, istantaneo, e neanche un risultato definito nel tempo di un ciclo del capitale ; 2) i meccanismi capitalistici di produzione e distribuzione dei mezzi di sussistenza, comprese le spese di istruzione scolastica per i fanciulli,  per i proletari non ancora in grado di lavorare e per quelli non più in grado di lavorare sono identici : tutto il prodotto per la sussistenza di questi proletari dipendenti è prelevato sul risultato del lavoro dell’ EIA ; 3) il salario lordo in moneta versato dal capitale ai lavoratori attivi contiene anche  il flusso monetario di alimentazione del fondo di assicurazione per malattia, per infortuni, disoccupazione e vecchiaia ecc…..;  4) la forza lavoro, come capacità di lavoro nell’industria sviluppata contiene il contributo tramandato di conoscenze,  attitudini, abilità, esperienza delle diverse generazioni proletarie antecedenti ; contributo che è permesso dalla vita in comune di fanciulli e vecchi lavoratori a riposo, ma vivi : il che è imposto alla società capitalistica dai legami di solidarietà, di sangue e di classe ; 5) anche nella comunità umana senza classi sociali il lavoro complessivo dei produttori liberamente associati provvede ai bisogni dei membri della società non ancora in grado, non più in grado di lavorare, malati, infortunati,  in gravidanza, ecc…
Il comando su lavoro e  sull’articolazione della produzione, sull’estensione giornaliera o annuale e intensità del lavoro, il possesso, l’usufrutto  del prodotto sono dei produttori liberamente associati: La  previdenza sociale è quindi una questione di programmazione razionale del lavoro e dei rapporti con la natura e  questione del mantenimento  di un fondo di scorte di mezzi di consumo. La comunità ha un piano di vita della specie e della natura tutta.

II - Circuiti monetari  e riproduzione reale
Nello scritto precedente su Questioni dell’Economia Marxista abbiamo dato tanto spazio  alla circolazione del denaro nel ciclo del capitale. Vogliamo qui  in questa postilla seguire il movimento ciclico del capitale, facendo astrazione dalla circolazione monetaria.
Con l’esame precedente  miravamo a combattere la sfacciata propaganda della teoria economica borghese. Con quello scopo abbiamo constatato alcuni nostri punti fermi. Questi valgono per l’esame che facciamo, salvo avviso contrario ; questo esame è quello del corso storico  del capitale sociale complessivo, che è il decorso della riproduzione normale, che Marx chiama anche “media ideale” ; in questo esame non rientra l’analisi della concorrenza e delle differenze fra capitali individuali ; queste  differenze riguardano  i valori di c/v e pv/v ;  è un esame  per esporre la struttura economica della società capitalistica. Pertanto  per i caratteri della circolazione monetaria che di seguito elenchiamo occorre tenere presenti le semplificazioni e le astrazioni di quel esame.

Nota – In relazione allo studio del movimento del capitale sociale complessivo, per il quale non è pertinente l’esame della concorrenza fra capitali individuali, occorre notare che sarebbe una inutile complicazione voler trattare il capitale sociale merce complessivo (valore del prodotto ) invece che con la formula M’ = c+v+pv, con la formula dei  “prezzi di produzione” ; questi sono valori definiti nella produzione, tramite il saggio medio di profitto, e non nel mercato. Non solo, ma a livello sociale complessivo la somma dei valori merci è uguale alla somma dei loro “prezzi di produzione”.

Il riflusso del denaro  -  Elenchiamo i caratteri essenziali dei due circuiti monetari : 1) il denaro investito  come capitale monetario anticipato (c+v) parte dal e ritorna al monopolio del denaro della proprietà dei capitalisti, in quantità immutata ; 2) è un circuito chiuso, perfetto , senza perdite e senza affluenti ; 3) il plus valore  e il plusprodotto corrispondente di ogni ciclo circolano solo con compra vendite fra capitalisti, che se ne sono già appropriati in termini reali,  da subito dopo la produzione ; ossia circolano con il denaro  delle loro riserve monetarie ; queste riserve restano così invariate per la classe dei capitalisti ; 4) ciò significa che i capitalisti  complessivamente guadagnano in moneta , ciò che spendono in moneta ;  il denaro serve solo a distribuire tra loro il plus valore da altri creato ; se lo godono, se ne arricchiscono solo grazie al plus lavoro della classe operaria ; 5) interesse e rendita fondiaria per la forma monetaria vengono pagati dall’insieme delle imprese  del capitale alle funzioni  comproprietarie del plus valore  solo grazie al denaro che quelle stesse categorie di capitalisti, proprietari passivi, spendono per i loro consumi presso il capitale industriale e commerciale, considerato in un blocco unico integrato ; 6) ciò vuol dire che interesse  e rendita vengono pagati ai capitalisti  passivi in natura con il lavoro salariato : anche qui vediamo che il denaro, in se stesso, non è un elemento della riproduzione reale ;  7) a livello sociale complessivo non è possibile un risparmio monetario (tutti vendono senza comprare altrettanto)  preliminare alla accumulazione del capitale sociale complessivo.
L’esame di questi due circuiti  chiusi monetari,  (c+v) e pv, conferma la nostra tesi : il denaro nella riproduzione normale del corso storico del capitalismo è solo un meccanismo sociale per la ripartizione e distribuzione del prodotto in forma di capitale merce ; sono due operazioni  che, nel corso storico, devono soddisfare le condizioni di una riproduzione del capitale almeno a scala costante. Questo meccanismo sociale,  particolare ai modi di distribuzione fondati sullo scambio,  ha il costo di uno sciupio di lavoro umano, passato (morto ) e contemporaneo  (vivo) ; è uno sciupio  sempre più indispensabile al capitalismo, inesistente nel comunismo.  Produzione, distribuzione, consumo (produttivo e individuale), sempre in questa ordinata successione per ogni prodotto, sono fasi  dell’attività economica universali ; sono presenti nello stesso ordine causale anche nella società futura ; mentre qui la circolazione mercantile monetaria è assente.  Il carattere  orientato causale della successione riguarda il singolo prodotto ; nel capitalismo anche ogni data parte elementare di valore ; invece a livello sociale  le tre fasi suddette sono sempre presenti, coesistenti, contemporanee, anche se sfasate nel tempo.  Vedi  “ le tre figure del processi ciclico” L. II. La più grande parte  della storia della successione dei modi di produzione della società umana, vecchia di quasi un milione di anni, si è fatta senza dipendere dallo scambio.

Le scelte per l’astrazione   -  Nel seguire, nel corso storico, il processo ciclico del capitale, se lo scopo è quello di considerare i valori merci prodotti, distribuiti e consumati, giusto per determinare i lavori che questi valori rappresentano e quindi, a parità di intensità ed estensione  del lavoro medio, il numero di proletari salariati attivi (che è in rapporto alla popolazione proletaria tutta), se non si vuol cadere in inutili complicazioni, fra gli aspetti da tenere in conto non vi è quello della circolazione monetaria.
Pur con questa astrazione gli schemi della riproduzione del capitale e le relative illustrazioni grafiche descrivono ancora la sequenza : produzione di capitale, circolazione delle merci con la legge del valore, distribuzione e consumo della produzione. Per una illustrazione grafica seguire nei grafi solo le linee rosse dei flussi di capitale merce. Da notare : 1) il circuito di queste linee contiene il processo produttivo, ciò che non avviene per i circuiti della moneta ; 2) da questo circuito della riproduzione reale è, quindi, esclusa  la circolazione del capitale monetario da prestito, che finanzia il capitale industriale inteso nella sua forma pura, senza proprietà.

Gli esempi di Marx - Qui di seguito consideriamo alcuni passi degli scritti di Marx in cui viene adottato, a scopo di studio, il procedimento di trascurare la circolazione monetaria in alcune fasi della riproduzione del capitale : 1) quando considera “l’analisi del processo di produzione" L. III, esaminando la circolazione   del solo capitale variabile, scrive  : “Immaginiamoci  che la circolazione monetaria non esista” ; poi considera il circuito del capitale variabile v , quando questo ha la forma materiale di mezzi di sussistenza, diretti alla classe proletaria,  e poi dopo quello di forza lavoro  riprodotta, poi quando crea il valore aggiunto nel processo di valorizzazione, quando di nuovo con il consumo dei mezzi di sussistenza viene reintegrata la forza lavoro consumata ; 2) quando esamina ( L. II) gli scambi necessari di merci fra la due sezioni I e II premette : “lasciando da parte per ora la circolazione monetaria che di dette  conversioni rappresenta il nesso “ ; l’analisi con intervento del denaro è successiva, in accordo con il fatto che prima del mercato e dello scambio c’è la produzione ; ossia nel regime normale di riproduzione,  finite le oscillazioni per gli aggiustamenti delle sproporzioni, si ha proporzione data fra le produzioni I e II ; L. II : cII (mc) = (v I + pv I) (mp) ;  3)  nel capitolo “ Trasformazione del plus valore in capitale” L. I  Marx fa i conti  solo in termine di lavoro, confrontando un ciclo con quello seguente a scala ampliata ; afferma : con l’accumulazione la classe operaia riacquista il frutto del suo lavoro passato con più lavoro di quello che è costato. Ne deduciamo che la propaganda per la ……“ lotta” per gli investimenti e per la  …..“ lotta” contro l’austerità è propaganda per il capitale ;   4) abbiamo in mente da anni  un passo di Marx, che però non abbiamo sottomano per il controllo. In quella occasione Marx considera il “doppio mulinello”,  quello dell’entrata  di mezzi di sussistenza e uscita di forza lavoro dalla classe operaia  e quello dell’entrata e consumo di forza lavoro nel processo produttivo e uscita di mezzi di sussistenza diretti alla classe operaia, come parte del prodotto di valore (v + pv) ;  è una analisi fatta tralasciando  la mediazione della circolazione monetaria.

Avvertenza  -  Considerando la circolazione delle merci (stadio  CC di   P…CC…P)  senza intervento del denaro si trascura il fatto che “ nessuno può vendere senza che un altro compri ; ma  nessuno ha bisogno di comperare subito per il solo fatto di avere venduto”  questa constatazione di Marx è la spiegazione più generale della possibilità delle crisi. Vogliamo con ciò avvertire che nel fare astrazione dalla circolazione monetaria isoliamo alcuni aspetti del processo capitalistico e ne trascuriamo altri, importanti per spiegare le crisi e i loro cicli. L’astrazione ha senso per uno studio semplificato e per determinati scopi ; ha validità per periodi di riproduzione normale nel corso storico, perché questi periodi vengono individuati prescindendo da crisi e guerre, e per i quali i prezzi monetari delle merci, forza lavoro compresa, coincidono con i loro valori e le operazioni di circolazioni delle merci, tramite il credito bancario e commerciale, si sono concluse, col rispetto finale della legge del valore.

Il  ciclo del capitale merce
Tutte le tre figure del processo ciclico  del capitale (L. II) si prestano a chiarire alcuni passaggi dello scritto  “Questioni di Economia Marxista”. Studiare i n ostri testi è il metodo di lavoro del partito comunista storico, per non smarrire la strada che da secoli possediamo. Proponiamo di studiare il “Ciclo del capitale merce” L. II. Il ciclo è M'÷M’. Qui di seguito, da quel capitolo, riportiamo cinque passi. Questi mostrano come Marx considera i cicli del capitale dello scorrere del tempo e nel collegamento di un ciclo con quello precedente e con quello seguente. E il metodo di seguire il filo del tempo.

I cinque passi di Marx


  1. La ripartizione  del prodotto sociale complessivo…, da un lato in fondo di consumo individuale, dall’altro in fondo di riproduzione, è compresa in questa forma  ( M’÷M’) del ciclo del capitale. “
  2.   “ Ogni articolo prodotto capitalisticamente  è però capitale merce, sia che che la sua forma lo destini al consumo produttivo, sia quello individuale, o ad ambedue.”
  3.    “ Nella forma M’÷M’ il consumo dell’intero prodotto merce è già presupposto, come condizione del normale svolgimento del ciclo del capitale.
  4.   “ Il movimento del valore capitale (individuale) nella forma III (M’÷M’),  fin da principio , appare soltanto come parte del movimento della massa generale dei prodotti.”
  5.    “…Si dimostra qui ( M’÷M’) che …la riproduzione su scala allargata può avere luogo, a produttività invariata, soltanto se nella parte di plusprodotto da capitalizzare sono già contenuti gli elementi materiali del capitale produttivo addizionale ;…”


E utile  illustrare il ciclo con un grafo che riportiamo. Questo si riferisce a un periodo annuale di M’÷M’ capitale merce valorizzato. ( E la grandezza che prendiamo come misura del capitale, anno per anno , a tempo discreto.) Il grafo può servire ad illustrare sia la riproduzione semplice RS, che la riproduzione ampliata RA, facendo astrazione  dalla circolazione monetaria.




Nota - 1) se il grafo  illustrasse nel capitale costante c  e nel suo incremento  delta c la suddivisione nelle componenti annuali c1 (logorio capitale fisso) e c2 (consumo materie prime e ausiliarie) e in quelle  Δ c1 e Δ c2   ; 2) se si considerasse il fluire dei cicli e la crescita della produttività del lavoro (c/v ), in tale caso verrebbe rappresentato  l’ingigantirsi del capitale fisso, che si appropria di plusvalore nei cicli del capitale circolante e fa aumentare c2 e c I , rispetto a  v, quindi c/v, ossia la produttività del lavoro e il pv relativo,  quindi diminuisce v/(c+v+pv), ossia diminuisce la parte v della classe proletaria del prodotto sociale complessivo c+v+pv.
Nella società superiore, a cui conduce,con lo svilippo delle forze produttive sociali,  lo stesso capitalismo nella successione dei modi di produzione, i produttori liberamente associati producono secondo i bisogni della società e secondo il piano di vita futura della specie umana ; sviluppando la produttività del lavoro, i grandi impianti, i mp a lunga durata e lunga ricostituzione, l’automazione, ecc… per ridurre l’orario di lavoro per tutti i membri della società  in grado di lavorare. Proprio l’opposto dello scopo capitalistico, che è quello, schiavizzante, dell’accumulazione accelerata del capitale. Questa legge del funzionamento della comunità umana senza classi è una legge nel senso scientifico di una necessità della struttura economica e sociale, e non nel senso di una regola obbligatoria stabilita da una autorità superiore.  Quindi di questa comunità umana "il principio fondamentale è lo sviluppo pieno e libero di ogni individuo"

Avvertenza -   a)  Il capitolo  “ Il ciclo del capitale merce “ si trova nella sezione I del L.II  ; questa precede la sezione  III, che tratta del ciclo del capitale sociale complessivo.
b) i vari punti  del ciclo  M’ ÷ M’ li analizziamo  riferendoci più frequentemente al capitale sociale complessivo, piuttosto che al ciclo del capitale individuale.
c) In questa analisi presupponiamo,  visto lo scopo di una analisi generale del processo capitalistico, la vendita diretta del capitale merce valorizzato M’, ossia senza l’ intervento  del capitale commerciale.
d) il che significa che consideriamo il capitale commerciale puro (ossia nella sua forma propria, caratteristica del comprare per vendere) niente altro che il capitale sociale complessivo, che funziona nella sfera della circolazione monetaria e mercantile (CC)  delle merci (P…CC…P).
e) in questa sfera il capitale si trova sia nella forma merce, sia nella forma denaro ; quindi abbiamo il capitale commerciale per il commercio di merci e il capitale commerciale per il commercio di denaro.
f) in questa sfera non si crea né valore, né valore d’uso, né plus valore, né valore aggiunto, né reddito sociale complessivo primario.
g) il capitale industriale cede una parte del pv, che ha prodotto,   al capitale commerciale  di merci ; perché si incarica di realizzare in denaro il valore c + v + pv del prodotto merce M’ . I redditi dei capitalisti e lavoratori salariati del commercio (nella sua funzione propria di comprare per vendere) provengono da questa quota di pv industriale : in questa funzione commerciale non c’è produzione di valore, di qui la tesi  sui redditi nel commercio di merci sopra enunciata.
h) pertanto, visto il presupposto, quando affermiamo che, nella riproduzione normale del corso storico del capitale, i prezzi di compra vendita delle merci sono uguali ai valori, ci riferiamo ai prezzi pagati dall’acquirente finale, in quanto consumatore produttivo o personale ultimo del valore d’uso della merce.
i) questi prezzi finali sono quindi quelli incassati dall’insieme imprese ( che, visto il presupposto, rappresentiamo con un unico polo) ; la somma di questo denaro incassato rifluisce  dall’insieme imprese al monopolio del denaro, che lo ha finanziato precedentemente  nel ciclo.
j) le funzioni “ eterogenee” (trasporto, magazzinaggio , spedizione, vendita al dettaglio , ecc…)  svolte nelle imprese  chiamate commerciali dalle classificazioni istituzionali nazionali, sono processi “complementari di produzione”,  che noi associamo a quelli delle imprese industriali nei nostri schemi e relative illustrazione grafiche .
k) il valore aggiunto non è mai creato nelle funzioni del capitale commerciale puro (comprare per vendere per il commercio di merci), né tanto meno  nelle funzioni del capitale commerciale per il commercio del denaro nella circolazione monetaria ( sistema bancario,  nella funzione intermediaria non creatrice di moneta ;  operazioni di cassa per pagamento, incasso, compensazione ;  società di intermediazione finanziaria,  ossia prendere a prestito per prestare,  di commercio titoli  e scambio di monete nazionali, ecc…)
l) le contabilità nazionali borghesi ( nel calcolo del prodotto di valore e quindi del PIL  (v+pv+c1, lordo perché non si detrae il logorio c1 del capitale fisso) fanno molti sforzi  per affermare la produzione di valore aggiunto nel settore del commercio di merci e , con ancor maggior sfacciataggine,  nel settore delle banche, società di intermediazione finanziaria, ecc…)
m) le contabilità borghesi affermano quindi che il valore aggiunto complessivo sociale annuo è la somma di tre valori aggiunti ( quello dell’industria, quello del commercio merci, quello della finanza).
n) ma  devono definire questi tre valori aggiunti, con un po’ di acrobazie, in modo che la loro somma, come quantità di valore espressa in termini monetari nazionali, coincida  perfettamente con quella  reale del paese  che le assume ; questa somma coincide perfettamente con la nostra grandezza del valore aggiunto, dato dal processo del solo capitale industriale, calcolato in termini monetari con i prezzi “finali” uguali ai valori, e non con i prezzi (minori) pagati dal capitale commerciale a quello industriale, quando questo  ha ceduto a quello una quota di pv.
o) tutto lo sforzo borghese (in combutta mondiale dei vari capitalismi) nella giustificazione di queste  “teorie “ sul valore aggiunto è determinato dall’interesse a negare,  tacendola, la nozione di valore – lavoro delle merci prodotte  capitalisticamente ;  ciò  per sostenere che i valori delle merci  e quindi i valori aggiunti, quindi i redditi primari si determinano nel mercato, direttamente in forma monetaria ; ossia nello scambio  delle merci con il denaro. Dove si vede che il mercato , oltre ad essere “ un vero Eden dei diritti innati dell’uomo ….” (L.I su Bentham), è anche un santuario per i miracoli.
.

In relazione al punto 1 – La ripartizione del prodotto sociale complessivo annuo, il cui valore è M’ = c + v + pv, avviene ,  da subito, con la suddivisione in due parti : una parte,  che è nella forma materiale di mp , quindi con destino predeterminato dal dominio sul lavoro, è capitale costante ; questo inderogabilmente  va a reintegrare esattamente quello consumato ( c = c1 + c2 ) nel processo …P… di produzione e di valorizzazione e trasferito nel valore del prodotto ; l’altra parte è valore aggiunto (al valore c costante)  dal nuovo lavoro vivo (attuale, dell’anno in esame) proletario salariato ; lo definiamo prodotto di valore annuo v + pv  (da non confondere, come da Adam Smith in poi  preme tanto alla borghesia , col valore  del prodotto c + v +pv annuale).
Nota bene : questo valore aggiunto, che costituisce il reddito sociale annuale,  risulta dato in partenza dal lavoro salariato annuale dei proletari occupati ; dato , sia come valore che come valore d’uso, in un tutto indiviso prima della ripartizione e distribuzione : non si forma affatto con la somma dei due redditi primari v e pv. I due  redditi primari si separano successivamente  dalla massa complessiva di merci e valore aggiunto totale prodotto. Produzione, distribuzione, consumo sono fasi economiche comuni  a ogni modo di produzione,  nel capitalismo ripartizione e distribuzione avvengono con lo sciupio  della circolazione mercantile e monetaria  ; il consumo delle merci non è incluso nel ciclo del capitale dal quale esse provengono. Marx fa sempre attenzione al carattere orientato e causale del  ciclo ; segno che anche ai suoi tempi la borghesia truffava sfacciatamente  sulla questione. Quel carattere orientato e causale riguarda ogni parte elementare di capitale ; mentre  gli stadi di trasformazione   del capitale  D - M ;  …P…;   M’-  D’ , nel fluire ininterrotto del processo,   sono per il capitale sociale complessivo sempre contemporanei e coesistenti,  ma non in sincronia (perché ciascun stadio ha un suo tempo di percorrenza), altrimenti  la produzione subirebbe interruzioni e procederebbe a sbalzi. Il ciclo ha un carattere : 1)  orientato, perché si può distinguere un valore capitale in entrata nello stadio da quello in uscita,  2)  causale , perché l’uscita di un elemento di capitale da uno stadio in un dato istante dipende dal valore dell’entrata in un  istante precedente nello stesso stadio   (vedi il libro II  “Il tempo di circolazione”,  ossia di rotazione).
Se il consumo alla fine del ciclo reagisce e influenza la produzione all’inizio del ciclo, questa reazione non modifica il carattere orientato e causale della successione  di andata degli stadi nel ciclo del capitale, quindi neanche quello della successione produzione,  distribuzione, consumo.
I due redditi primari v e pv  sono quelli che , nel corso della riproduzione del capitale, devono andare alle due classi o agenti delle due funzioni : lavoro salariato da una parte  e dall’altra proprietà e capitale puro senza proprietà : i rapporti di distribuzione sono determinati da quelli di produzione.
I redditi, monetari e reali, che altre categorie o gruppi di professioni ottengono da quelle due classi per prestazioni di servizi sono redditi derivati da quelli primari. Lo Stato attua una redistribuzione dei redditi con prelievi di imposte e contributi , che  in definitiva sono sul valore aggiunto sociale, ossia sulla somma redditi  primari. I redditi ridistribuiti (trasferiti) dallo Stato :  1) non rientrano nel calcolo del valore aggiunto sociale annuo (prodotto di valore ) ; 2) sono spostamenti,  una volta che questo è stato prodotto ; 3) i redditi ridistribuiti provengono solo dal lavoro dei proletari salariati attivi.
Ciò riguarda anche i cosiddetti  redditi  di “cittadinanza”, di  “inclusione” di “integrazione e dignità”, ecc… E riguarda anche i redditi monetari provenienti da tutte le forme di previdenza, protezione, assicurazione e sussidi sociali e tutte le forme di carità ufficiale.
Nota – lo Stato. Non consideriamo  gli effetti del debito e dei deficit nel bilancio dello stato ; e non prendiamo in esame il potere dello Stato nel concentrare e organizzare la violenza potenziale e cinetica  nella società a difesa del capitale e della appropriazione di classe del prodotto. Nella schematizzazione   e nella illustrazione con i grafi, fra i poli dei flussi di valore in merci e denaro non abbiamo introdotto lo Stato : tutto il consumo improduttivo dello Stato, compreso quello dei suoi funzionari, non impegnati in un lavoro produttivo. è compreso nel consumo improduttivo generale  della borghesia, nel nostro modello fa parte del consumo del plus valore. Diversa è la classificazione delle spese dello Stato che vanno per la conservazione, riproduzione, istruzione della classe proletaria, che sono spese necessarie per la conservazione  del lavoro salariato ; per il nostro schema a tre poli : lo Stato dirige una partita di giro prelevando una parte del reddito prodotto dalla classe proletaria. Se facciamo astrazione dal deficit del suo bilancio annuale , lo Stato , soddisfatta la burocrazia,  fa ritornare  la somma di quel prelievo, dimagrita, al proletariato  nella forma delle prestazioni  suddette. 

Nota – I fondi – Nel passo riportato  al punto 1 viene usato il termine “fondo”. Marx considera spesso la presenza, per avere un ciclo normale del capitale, di fondi di compensazione fra afflusso di merci dalla produzione e deflussi delle stesse verso il consumo ; es. “fondo di conservazione del lavoro salariato”,  “fondo di consumo della classe capitalistica”, “ fondo di riproduzione” di mp per il consumo produttivo. Ricordiamo L. I : “se si adopera capitale per anticipare salari agli operai, esso non aggiunge nulla al fondo (ms) per la conservazione del lavoro.”

La spesa dei redditi – tutti i redditi percepiti in forma monetaria in un anno nella riproduzione normale sono spesi presso l’insieme delle imprese ( industriali e commerciali riunite) per acquistare tutto il reddito sociale complessivo reale  prodotto nell’anno corrispondente, prodotto con un anticipo, rispetto all’acquisto, dovuto al tempo di circolazione tipo M’- D’ (in riferimento a una delle figure del processo ciclico del capitale).
La proprietà delle imprese è della classe dominante, che si appropria di tutto il prodotto reale. La massa di denaro (moneta) del reddito sociale complessivo annuo (v + pv) dalle imprese rifluisce al monopolio del denaro, sistema bancario compreso, dal quale era partita. Era partita con l’anticipazione di capitale monetario variabile v e con la spesa dei capitalisti per la circolazione del plus valore ; ( vedi circolazione del plus valore).
Conclusione : il denaro è un meccanismo sociale per la distribuzione del prodotto  e quindi in particolare del valore aggiunto, secondo le esigenze  del processo capitalistico.
Noi dobbiamo fare soprattutto i conti  in termini di valore, quindi di lavoro, quindi di numero di lavoratori attivi, quindi di popolazione proletaria tutta.

In relazione al punto 2 ) – Questo passo ricorda che la “palude del mercato” ( da M’ a M nella linea orientata rossa del grafo) segue, nel tempo, il “vulcano della produzione” (…P…) : la sovranità nelle decisioni sull’articolazione e composizione della produzione è della classe dominante,  che esprime le esigenze impersonali del capitale e non quella di individui, persone, imprese isolati nel mercato ; la classe produttrice è stata privata del comando del suo lavoro, e il suo prodotto è appropriato dall’altra classe.
In relazione al punto 3) – Dalla constatazione dei due  circuiti chiusi del denaro ne deduciamo che l’intero reddito monetario complessivo sociale annuo è destinato, nella riproduzione normale del corso storico del capitale,  ad essere speso per acquistare il reddito reale corrispondente ( v + pv ) prodotto, ciclicamente, prima dell’acquisto.
Nota 1  - Il reddito prodotto e distribuito nel periodo considerato comprende  il valore dei  mc delle due classi e quello del capitale produttivo  addizionale per l’ampliamento della produzione (accumulazione del capitale) .
Nota 2 – Una parte  della classe operaia salariata  può risparmiare, in forma monetaria, in un dato periodo, sufficientemente lungo  di riproduzione normale, se e solo se l’altra parte della classe nello stesso periodo riduce i suoi risparmi depositati in banca o investiti in titoli fruttiferi ; qui le due parti si passano i titoli di credito come in una staffetta. 
Esempio per chiarire : Limitiamoci a titoli di credito (azioni) verso il capitale di società per azioni. I corridori della staffetta, che si passano i titoli, contano sul fatto che questo capitale nel suo complesso, di diritto o di fatto, non è destinato a essere rimborsato ; queste imprese, nel corso normale continuano ad appropriarsi di pv ; l’idea dominante per i partecipanti alla corsa è quella della “concezione secondo la quale qualsiasi reddito monetario, determinato e regolare appare come l’interesse di un capitale” L. III. Se ci riferiamo al prospetto numerico dello schema della R S : Reddito annuo della borghesia pv = 1500 ; supponiamo tasso di interesse i = 4% ; supponiamo che  tutte le imprese siano S.P.A. , allora il capitale fittizio complessivo  è  K f = pv / i = 1500/0,04 = 37500, di contro a  un prodotto di valore annuo = 3000. Il capitale fittizio, valore venale (prezzo) in borsa dei titoli di diritti su pv futuro, è sempre in mano alla proprietà : le compra vendite delle azioni in circolazione sono un semplice spostamento interno nella spartizione privata individuale della proprietà delle imprese. Il singolo possessore di azioni, se vuole aumentare il suo consumo, deve vendere le azioni in suo possesso al successivo elemento della staffetta. Se il pv cresce, a parità di i, il capitale fittizio  cresce ; se il pv cresce di più del capitale variabile v, il rapporto  K f /(v + pv) cresce ; ossia il capitale fittizio K f cresce rispetto al prodotto di valore (v + pv) . Il capitale fittizio appare come una fonte nuova e miracolosa di ricchezza.
Nota 3 – Il reddito sociale ha quattro facce : valore aggiunto ; reddito  monetario ; valore e valore d’uso dei prodotti consumati ; ha due forme : merce e denaro, e tre tempi : di produzione, di circolazione, di consumo.
Quella sopra sottolineata è una tesi della scienza economica marxista ; ne vediamo nel seguito  un’applicazione alla questione pensioni operaie e previdenze varie della ipocrita filantropia borghese, che riguardano il proletariato nelle sue diverse sfumature.
La tesi suddetta si può verificare con le seguenti osservazioni : a) nel capitalismo non si conoscono consumatori non paganti ; b)  l’intero ciclo del capitale “procede normalmente solo fino a che  le sue differenti fasi (D – M ; …P…; M’-D’) Trapassano una nell’altra senza ristagno” ; c) noi studiamo  la riproduzione normale del capitale,  definita da Marx, descritta dall’andamento del capitale che abbiamo rilevato sperimentalmente.
Nota 4 – Lo studio della riproduzione normale nel corso storico del capitalismo mondiale fa astrazione dalle perturbazioni che impediscono la riproduzione del capitale almeno a scala costante. Ossia si prescinde da crisi, guerre, oscillazioni dei prezzi intorno ai valori delle merci, anche per la forza lavoro ; si prescinde dalle follie del credito, dai cicli vitali di espansione e contrazione della produzione industriale, dal ristagno del capitale in uno degli stadi di trasformazione,  quindi si prescinde dalle variazioni  annuali di scorte di invenduto e di prodotti in corso di fabbricazione.
Quando ci limitiamo allo studio della riproduzione normale lo facciamo anche perché il meccanismo della produzione capitalistica è come un sistema che ha una sua regolazione automatica,  impersonale ; è un sistema che si autogoverna secondo proprie leggi interne, per il decorso, nel complesso, medio, normale, accelerato ; (tutti gli organismi viventi hanno la capacità di autoregolarsi e non sono eterni). E proprio questa accelerazione  che porta l’organismo alla morte.
Infatti Marx descrive i seguenti caratteri del capitalismo :  1) movimento del “ valore autonomizzato” ; 2) quattro fasi di azione reazione fra accelerazione dell’accumulazione – riduzione del EIR- aumento dei salari – rallentamento  dell’accumulazione – crisi ; 3) tendenza alla stabilità di fronte alle perturbazioni. Alcuni esempi di questi analisi si trovano nel capitolo sulla “ legge generale dell’accumulazione capitalistica “ (L. I) e in quello sulle tre figure del processo ciclico (L II).  
Ci interessa soprattutto l’evoluzione (nascita ,  vita, morte) di tutto l’organismo con la sua capacità di autoregolarsi. Tutto ciò non vuole affatto dire che nella scienza economica marxista non ci siano innumerevoli analisi  delle crisi ricorrenti. Tutte queste analisi portano a concludere  che benessere, prosperità, alti salari sono temporanei e che non temporanei sono la certezza delle crisi e l’incertezza dell’esistenza dei proletari. 

Ritorno al punto 3 – Riprendiamo la tesi precedente, quella del destino dell’intero reddito monetario. Ciò riguarda il reddito primario,  quello delle due classi,  borghesia e proletariato: Vediamo se è possibile trasferire questa affermazione a ciascuna, separatamente, delle due classi. Nel corso storico del capitalismo , deve avvenire la riproduzione e conservazione della classe produttrice del plus valore, ossia del proletariato, che riproduce l’ EIA.  Ciò avviene da parte della classe proletaria con l’acquisto con denaro dei m  s, ossia con la spesa  del suo reddito monetario. Se questo reddito non fosse tutto così speso, non ci sarebbe il riflusso del denaro alla proprietà, che lo ha investito come capitale variabile v e la riproduzione del capitale non potrebbe avvenire neppure a scala costante.

Il circuito del denaro – Il denaro  ( come moneta) di tutto il reddito della classe proletaria compie un circuito chiuso su se stesso. Partenza e arrivo del giro sono sempre nel monopolio del denaro  della classe capitalistica. Le tappe intermedie del giro, di sosta e ripartenza,  sono tappe in casse  pensioni ( a ripartizione o a capitalizzazione) in enti e amministrazioni statali per la previdenza e “protezione sociale”, poi tappe di passaggio nelle varie imprese ; queste tappe intermedie  non possono modificare  il carattere del giro, perché la prima tappa dopo la partenza  (  quella per il pagamento dei salari lordi) e l’ultima prima dell’arrivo del giro (per comprare i ms ) sono sempre costituite dal capitale, inteso  come insieme delle imprese industriali e commerciali, pure ( senza proprietà), conglobate. Queste imprese, in quanto proprietà della classe dominante e dalla sua proprietà finanziate , fanno rifluire la massa del reddito monetario proletario al monopolio borghese del denaro : questo è il meccanismo del denaro.
Si tratta di tutto il reddito monetario annuo, se consideriamo  il periodo annuale normale, ricevuto dalla classe proletaria da varie provenienze, per titoli diversi, per diversi settori, attivi e non attivi della classe. La borghesia presenta sulla questione le sue inquietudini più recenti come un problema generale e sociale, ma di equilibrio finanziario delle diverse casse pensioni e dei diversi enti statali di assistenza e assicurazione sociale, ossia come un problema del circuito monetario. Ciò, dal suo punto di vista, è naturale, in quanto ciò porta ad argomentazioni più funzionali per fare accettare  proposte tipo : riduzione delle pensioni monetarie e allungamento dell’età pensionabile ecc….

Il  monopolio del  denaro – Ritorniamo quindi al monopolio del denaro della classe dominante. Questo comprende tutto il sistema bancario, banca centrale compresa, tutto il sistema del credito ;  questo credito, facendo astrazione dal credito al consumo, che rende ancora più schiavi i proletari, viene concesso come credito di capitale monetario solo alle imprese. Oggi , ormai, il denaro propriamente detto, l’oro, circola solo qualche volta in lingotti nei rapporti fra banche centrali nazionali distinte, che ne tengono grandi riserve. La moneta che circola nei vari capitalismi nazionali è tutta moneta di credito sul sistema bancario nazionale. Il compratore di merce con la moneta che ha ottenuto dal sistema bancario (cartacea o scritturale) rimane debitore del sistema bancario, il venditore della stessa merce diventa creditore del sistema bancario ( quindi del sistema che lo regge).Nella  riproduzione normale del capitale sociale  complessivo il riflusso del denaro  (moneta  di credito) al monopolio del denaro significa che il debito del sistema bancario verso il resto della società, avvenuto il riflusso, non pone più problemi perché il debito non esiste più, la moneta di credito è ritornata a chi la ha  fabbricata. Ora nel corso normale di un vecchio capitalismo che invecchia, le vere preoccupazioni , permanenti,  in prospettiva di lungo periodo, della borghesia vanno ben oltre  quelle delle crisi finanziare e monetarie,  che sono contingenti e cicliche, tante volte conosciute e superate.  Dobbiamo  considerare i grandi problemi demografici dei vecchi capitalismi.

L’invecchiamento del capitalismo – Il grande e crescente problema dei vecchi capitalismi è quello dovuto all'allungamento della durata media di vita, dell’invecchiamento ( aumento della percentuale di proletari anziani o a riposo),  del calo di fecondità e nascite, del rallentamento  della riproduzione della popolazione proletaria, dell’aumento percentuale dei proletari dipendenti , delle pensioni promesse in altri tempi di vacche grasse ai salariati in attività, per frenarne la lotta economica salariale. I pensionati possono disporre in termini reali di un prodotto che è parte del risultato contemporaneo del lavoro dell’ EIA.

Per inciso – Il meccanismo economico capitalistico  che fornisce  i m s per i proletari non ancora in grado di lavorare (fanciulli) , per quelli non ( invalidi, malati) o non più in grado di lavorare (anziani) è lo stesso : per essi la massa di m s e il suo valore  necessari sono parte del risultato del lavoro dei proletari salariati attivi nel lavoro  (EIA) , che va al proletariato (Ln) ;  (  l’altra parte del lavoro ( pL) dà il plus valore ). Questo Ln complessivo è erogato sia nella sezione I, per gli mp x ms ; sia nella sezione II , per gli ms

Popolazione proletaria – Consideriamo le conseguenze di questi fenomeni demografici, in sviluppo  nei vecchi capitalismi ; li consideriamo nel caso semplice in cui  l’EIA ( la massa di proletari salariati occupati) sia dato: In tal caso, a parità media di estensione giornaliera o annuale del lavoro, a parità di intensità (potenza) del lavoro, la massa  di lavoro salariato (Ln +pL) nel giorno o nell’anno, ossia il valore d’uso della forza lavoro complessiva, è data. Per una data produttività del lavoro ( c/v data ),  il lavoro necessario  Ln sviluppato  dal EIA per la produzione  della sussistenza della classe proletaria (in tutte le sue forme necessarie, pauperismo compreso) aumenta con l’aumento della percentuale di proletari inattivi dipendenti ; è un aumento procurato dai fenomeni demografici prima elencati. Se il lavoro necessario  Ln aumenta , e la massa di lavoro salariato  Ln +pL è data ( nel giorno o nell’anno ),  secondo l’ipotesi sopra indicata , allora il pluslavoro pL diminuisce ; e diminuisce , in rapporto di conversione dato, il plusvalore, giornaliero o annuo ; diminuisce l’arricchimento  e il godimento della classe dominante.

Immigrazione , emigrazione Per contrastare l’invecchiamento della popolazione proletaria, il calo demografico  e la diminuzione del rapporto fra proletari attivi produttori e quelli inattivi dipendenti, nei vecchi capitalismi,  l’immigrazione di proletari dai giovani capitalismi non sarebbe per quelli vecchi che una soluzione temporanea e politicamente rischiosa. Temporanea, perché l’invecchiamento e il calo demografico sono determinati dai rapporti di produzione e distribuzione esistenti nel territorio che riceve gli immigrati e non tanto da caratteristiche etniche o biologiche della procreazione.
Considerando il capitalismo mondiale nel corso del tempo i vecchi capitalismi mostrano la direzione del processo. La società in decadenza, affetta dall’individualismo,  non ha un piano di vita per il corso  in avvenire della specie umana  e della natura tutta. Questo piano è il futuro programma del nostro partito, nella comunità umana senza classi.


Una questione di metodo – Nel meraviglioso  capitolo rivoluzionario, cap. XV, L I , Marx, nelle pagine fiammeggianti  del programma rivoluzionario,  studia le variazioni di valore di fl e pv  al variare di estensione, intensità, produttività del lavoro. ; ossia abbiamo due grandezze da studiare, che dipendono da tre grandezze considerate variabili.

Seguendo quel metodo di analisi, qui sopra, abbiamo fissato come costante la grandezza  EIA e considerato variabile, in diminuzione, il rapporto  fra proletariati attivi salariati  e proletari da questi dipendenti ; ciò per studiare  la tendenza  del plus valore, reddito annuo della borghesia.

1)      Se consideriamo una diminuzione dell’ EIA, a parità di quel rapporto, vediamo la causa delle preoccupazioni dei più vecchi capitalismi per il calo demografico nel loro territorio.

2)      Se consideriamo una diminuzione contemporanea delle due variabili (EIA e rapporto suddetto) , più evidenti vediamo la difficoltà crescente dell’accumulazione per l’invecchiamento, generale ma ineguale del capitalismo mondiale.

3)       
Queste difficoltà crescenti ,  da noi sempre previste, esaltano l’antagonismo delle due classi.
 
Proletari di tutti i paesi – Nell’indicare l’immigrazione come necessità del capitale nei vecchi industrialismi, i comunisti non dimenticano  la solidarietà internazionalista e proletaria  con chi è costretto  all’emigrazione. Per i comunisti, in quanto si sentano elementi del movimento comunista storico di lotta, questo senso di classe non si esprime in briciole di buonismo  individuale e sentimentale o in attivismo filantropico.  Si esprime piuttosto nella lotta comune contro il capitale, nel paese di arrivo e in quello di partenza. Nel paese di arrivo contro il capitale che sfrutta o mette gli immigrati nel EIR con carità, elemosina e filantropia, per manipolare bene il mercato della forza lavoro ; questo vecchio capitale tresca con le giovani borghesie che li hanno affamati, che rapina le ricchezze  dei loro paesi e quindi ne può rapinare la forza lavoro. Nel paese di partenza, affinché si sviluppi una decisa lotta proletaria che colpisca le cause dell’emigrazione e agisca contro la connivenza dei capitalismi vecchi e giovani, uniti di fronte agli effetti dell’invecchiamento del capitalismo  mondiale, generale ma ineguale

In relazione al punto 4) – Lo studio del ciclo M’÷M’ dimostra che l’esistenza del capitale sociale complessivo  in tutte le sue forme di funzione ( D ; M ;…P…; M’ ; D’) è un presupposto strettamente necessario per qualsiasi analisi fatta a livello di capitale individuale.. Queste analisi, quando considerano il capitale individuale come elemento autonomo, indipendente  dalla struttura economica della società è un operazione truffaldina di propaganda, tipica della metodologia di analisi di un nostro nemico, l’individualismo, e della teoria economica dominante,  che ne è una delle espressioni più schifose.

In relazione al punto 5) – Qui Marx studia la formula M’÷M’ per un ciclo di riproduzione ampliata rispetto al ciclo precedente. Questa questione è stata trattata nel capitolo “accumulazione e riproduzione ampliata” L. II e nello schema di partenza della RA. ( da notare che un regime già in corso di RA è come un continuo ripetersi del passaggio dalla  RS alla RA. Le conclusioni di quella trattazione ( L. II)  sono analogamente valide per ogni passaggio di ampliamento nel  corso della  RA )----------------------------------Vediamo qui nel punto 5),  come in quelle conclusioni del  L. II, che l’ampliamento della scala della produzione non è determinato da un “investimento “  preliminare di capitale monetario , altrimenti inoperoso, allo stato potenziale ; ma dalla decisione che riguarda la destinazione del pluslavoro , prima dell’effettivo ampliamento ,  presa dalla classe che ha l’imperio sul lavoro salariato.

Far investire gli ignudi – Analoga attenzione alla dimensione temporale  del ciclo del capitale si ha quando Marx analizza la “Trasformazione del plusvalore in capitale” L. I .
Ne deduce le due tesi : a) senza  mp e ms addizionali prodotti con pluslavoro, ( che costa solo alla classe proletaria ), prima dell’intervento del denaro per il relativo acquisto del plus prodotto, niente accumulazione di capitale ; b) con l’accumulazione di capitale la classe operaia riacquista  il frutto ( ms) del suo lavoro passato con più lavoro di quel che le è costato.
Qui nella tesi  b)  Marx fa i conti in termini di lavoro, confronta la quantità di lavoro totale svolto dalla classe operaia in ciascuno dei due cicli. Sono quantità che si rappresentano nei due valori aggiunti (v + pv ) corrispondenti, indicati nel grafo che segue . Da qui la tesi    b) sopra riportata.
Nota – lavoro e valore  -  Noi spesso, per distinguere sbrigativamente il valore dal valore d’uso delle merci chiamiamo il primo  : valore di scambio. Il che può :  1) fare dimenticare che fra valore e lavoro richiesto c’è un fattore di conversione,  unico , fisso convenzionale in epoca capitalistica : a un valore è associato uno e uno solo lavoro, e viceversa ; 2)  fare pensare,  in errore,  che c’è valore solo nello scambio,  o peggio, che è il mercato che crea valore. Marx, criticando il superindividualista  Bailey (L. II) : “ ciò scaturisce  dal suo equivoco generale, secondo il quale il valore di scambio  = valore, la forma del valore è il valore stesso …” . Due merci si possono scambiare perché hanno in comune la stessa dimensione sociale,  il lavoro umano : in fisica si misurano e si confrontano due grandezze con la stessa unità di misura, quando hanno  la stessa dimensione fisica. Un amico,  che si intende di fisica , ha aggiunto che è una nozione elementare, nel senso che è di base nella scienza.
Il grafo – Sulla questione accumulazione di capitale e riproduzione  della classe proletaria  riportiamo il seguente grafo :



Il grafo che riportiamo  illustra, astrazione fatta dalla circolazione monetaria , la successione  di due cicli : quello di partenza della RA e quello consecutivo . L’esempio di questo secondo ciclo lo abbiamo fatto con la consueta ipotesi quantitativa di  pv/v =1.
In questo grafo la riproduzione della forza lavoro per il secondo ciclo  compare fra i due processi di lavoro ….P….  . La produzione di  ms necessari  avviene nel primo processo di lavoro ; il lavoro del secondo processo,  che si rappresenta nel suo valore aggiunto (v+ pv), ha per la classe operaia un costo maggiore, rispetto a quello del primo processo produttivo che ha fruttato i m s  alla classe operaia,  costo maggiore per effetto della capitalizzazione del plus valore  (“degli investimenti”) .

Nota – Il grafo  mostra per  il proletariato ( simbolo  C P ) due aspetti :  1)  il movimento nel tempo del capitale variabile dalla forma ms alla forma fl ; 2) che il consumo anticipa lo sfruttamento nel processo produttivo …P… Occorre aver presente che le differenti porzioni del capitale variabile percorrono,  distribuite e successivamente, il circuito . Marx : “ l’uomo è costretto ancora a consumare, giorno per giorno, prima di produrre e mentre produce, come  il primo giorno della sua comparsa  sulla scena della terra”.

A proposito della pretesa dei sindacati di regime di deviare la lotta economica della classe operaia  da quella per più salario e meno orario di lavoro a quella  per gli investimenti     (oggi per  “lotta” contro l’austerità)  è giusto rileggere lo scritto del  P.C.  Int.  “Far investire gli ignudi”. E uno scritto allegro e ironico ( nei confronti dei dirigenti sindacali ) ; serio e sostanziale, perché difende la teoria rivoluzionaria e quindi difende l’avvenire del proletariato.

Nota – Sopra abbiamo indicato l’ipotesi quantitativa, solita per noi,  pv /v = 1, utilizzata per il grafo. Dopo più di 150 anni ,  il movimento comunista invece di sacrificare lo studio e la diffusione della sua teoria rivoluzionaria alla rincorsa volontaristica di un apparente, effimero reclutamento, potrebbe dedicare una parte delle sue energie alla ricerca per verificare questa nostra ipotesi sul rapporto quantitativo attuale pv/v, ossia sulla ripartizione di classe attuale del prodotto di valore. L’aspetto quantitativo dei rapporti fra le nostre grandezze c,v,pv aiuta nell’intendere la teoria rivoluzionaria marxista. Come, per esempio, è stato fatto da Marx nei prospetti numerici quantitativi degli schemi della riproduzione del capitale sociale complessivo .



POSCRITTO
Emigrazione – immigrazione – In questa postilla abbiamo sfiorato di passaggio questo argomento, perché lo scopo primo dello scritto è quello di mantenere in efficienza, usandoli, gli strumenti della teoria marxista, quali armi del programma comunista rivoluzionario. Ora vogliamo in questo poscritto esporre qualche elemento utile per approfondire una questione appena accennata nelle note precedenti ; il che è stato fatto quando abbiamo considerato gli effetti dell’invecchiamento della popolazione proletaria sulla accumulazione capitalistica nei più vecchi capitalismi.
I vecchi capitalismi dell’occidente, continuando a rapinare il continente africano, continuano a causarvi miseria, emigrazione ed immigrazione negli stessi capitalismi neocoloniali. Questi capitalismi poi, sfruttando gli immigrati, cercano di rallentare, almeno temporaneamente, il loro invecchiamento nella popolazione proletaria e nel meccanismo economico di crescita.
Questi vecchi capitalismi riuniti nel sedicente “fronte occidentale” possono così continuare a : 1) rapinare e dominare l’Africa ; 2) indebolire , contrastare, eliminare con la violenza e l’assassinio  i nascenti movimenti Africani di liberazione dal neocolonialismo (sempre feroce, ma più ipocrita del vecchio) ; 3) creare settori della borghesia africana collaborazionisti corrotti conniventi per il necessario personale della commedia politica ; 4) fomentare nel continente, fra etnie e fra stati, guerre per vendere armi e creare emigrazione ; 5) dominare il mondo, fino al rischio di trascinarlo alla guerra per evitare  il proprio ulteriore declino relativo.
L’Africa libera avrebbe le risorse in materie prime del sotto suolo,  in prodotti della natura, in massa di forza lavoro, tali da risorgere dopo secoli e svilupparsi.
Il finanziamento monetario non sarebbe un problema, perché questo va, a caccia di interesse e profitto,  dove la riproduzione reale del capitale col lavoro salariato è possibile : tanto più se in crescita accelerata da gioventù. I piani Marshall, se mai, vengono sempre dopo ; vedi lo scritto P.C. Int.1947 “America”.
Trasformazione del pv in capitale – L’inserimento degli immigrati come salariati nel processo produttivo e di valorizzazione  del capitale, nel territorio del loro arrivo è possibile se in questo territorio esiste un plusprodotto, qui precedentemente prodotto e espropriato ai produttori salariati, prima dello sfruttamento degli immigrati.
Questo plusprodotto deve contenere i necessari elementi materiali in mp addizionali e ms addizionali, in valore e valore d’uso ; (supponiamo produttività del lavoro, quindi c/v, invariate nel passaggio di ampliamento della produzione). Questi sono elementi necessari per l’impiego addizionale degli immigrati nel processo di produzione e valorizzazione del capitale.
Facciamo un bilancio nel filo del tempo, prima e dopo l’arrivo dell’immigrazione, ma in termini di lavoro, astraendo dalla mediazione della circolazione monetaria.
Considerando il proletariato nei capitalismi occidentali in seguito alla immigrazione, considerandolo come porzione della classe internazionale, senza distinzioni di razza, nazione, originario  sul territorio o no, quando, finita la fase iniziale, e avvenuta l’integrazione degli immigrati nella produzione del capitale, questo proletariato, nel suo complesso in tutte le sue fasce di età, di attività e non attività “ ricompra il frutto  (ms) del suo lavoro passato con più lavoro di quello che è costato”. ( Confronta indietro i paragrafi : “ In relazione al punto 5” e “ Fare investire gli ignudi”) Nota bene : quel “lavoro passato” è costituito di una parte che è pluslavoro estorto antecedentemente allo sfruttamento degli immigrati come salariati occupati.